Che cos’è il diabete mellito?
Il diabete comprende condizioni nelle quali il glucosio nel sangue rimane troppo elevato. L’insulina, prodotta dalle cellule beta del pancreas, contribuisce a regolare la glicemia: favorisce l’ingresso del glucosio in alcuni tessuti e ne limita la produzione da parte del fegato. Il problema può dipendere dalla sua carenza, da una risposta insufficiente dell’organismo o da entrambe.
Tipo 1 e tipo 2 sono forme diverse, che possono comparire a età differenti. Esistono anche il diabete gestazionale e altre forme, per esempio legate a specifiche alterazioni genetiche, malattie pancreatiche o farmaci. La diagnosi del tipo orienta la cura.
Tipo 1 e tipo 2: le differenze
Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario distrugge le cellule beta, provocando una carenza di insulina. Può esordire nell’infanzia o nell’età adulta. L’insulina è un trattamento essenziale: alimentazione, esercizio e tecniche di rilassamento non possono sostituirla.
Nel diabete di tipo 2 i tessuti rispondono meno all’insulina e il pancreas può non riuscire a produrne abbastanza per le necessità dell’organismo. È la forma più comune e spesso si sviluppa gradualmente. Genetica, età, ambiente, attività fisica e altri fattori contribuiscono al rischio; la diagnosi non è un giudizio sulle scelte della persona.
I sintomi da riconoscere
Sete insolita, minzioni frequenti, stanchezza, vista offuscata e perdita di peso non intenzionale richiedono un contatto tempestivo con il medico per controllare la glicemia. Nel tipo 2 i sintomi possono essere lievi o assenti a lungo. Nel tipo 1 possono progredire rapidamente, soprattutto nei bambini: non attendere che scompaiano con il riposo.
Vomito, dolore addominale, respirazione profonda o rapida, alito fruttato, sonnolenza o confusione, soprattutto insieme a sete e minzioni frequenti, possono indicare chetoacidosi. Serve una valutazione urgente in pronto soccorso; in caso di peggioramento, difficoltà respiratoria o alterazione della coscienza chiama il 112/118. Può accadere anche prima che il diabete sia stato diagnosticato. Non aspettare di avere a disposizione un misuratore per chiedere aiuto.
Come viene diagnosticato
Il medico utilizza esami appropriati, come glicemia ed emoglobina glicata, e valuta se servono conferme o test ulteriori. L’emoglobina glicata descrive l’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti, ma non è adatta a tutte le situazioni e non sostituisce la valutazione di un esordio acuto. In casi selezionati altri esami aiutano a distinguere il tipo di diabete.
Una terapia costruita sulla persona
Nel tipo 1 l’insulina viene somministrata con penne o microinfusori secondo un piano concordato. Sensori e sistemi automatizzati possono aiutare il controllo glicemico, ma richiedono formazione, monitoraggio e indicazioni per gestire malattie intercorrenti o problemi del dispositivo.
Nel tipo 2 la scelta dei farmaci considera glicemia, funzione renale, malattie cardiovascolari o scompenso cardiaco, peso, rischio di ipoglicemia, effetti indesiderati e preferenze. La metformina è una delle opzioni; farmaci come gli inibitori SGLT2 e alcuni agonisti del recettore GLP-1 possono avere indicazioni legate anche alla protezione di cuore o reni. Non esiste una sequenza unica adatta a tutti. In alcune persone serve l’insulina.
Il percorso comprende alimentazione adeguata, movimento adattato e controlli di pressione, lipidi, reni, occhi e piedi. Imparare a riconoscere e gestire l’ipoglicemia è importante quando si assumono farmaci che possono provocarla. Chi usa insulina deve seguire le istruzioni del team anche durante febbre, vomito o ridotta alimentazione: non sospenderla autonomamente.
Stress, terapia manuale e ricerca
Vivere con il diabete può essere impegnativo. Un sostegno pratico e psicologico può aiutare ad affrontare le cure e la vita quotidiana. L’osteopatia non ha un ruolo dimostrato nel ripristinare la produzione di insulina o nel trattare il diabete attraverso la circolazione, il sistema immunitario o la regolazione ormonale.
Nel 2025 uno studio di fase 1–2 su cellule produttrici di insulina derivate da staminali ha riportato risultati in 14 adulti con diabete di tipo 1, di cui 12 trattati con la dose completa. I partecipanti erano selezionati per specifiche caratteristiche cliniche e assumevano farmaci immunosoppressori. Le analisi preliminari comprendevano almeno un anno di osservazione: un periodo ancora breve per giudicare sicurezza e durata del beneficio. Sono stati riportati eventi avversi gravi, tra cui neutropenia, cioè riduzione di alcuni globuli bianchi, e due decessi: uno per meningite criptococcica e uno per progressione di un disturbo neurocognitivo preesistente. La segnalazione non significa che ogni evento sia stato causato dal trattamento. Questi risultati richiedono ulteriori studi e un’attenta valutazione dei rischi, compresi quelli dell’immunosoppressione; non dimostrano una cura adatta a tutti. Le notizie sulla ricerca non sono una ragione per ridurre o interrompere l’insulina.
Fonti: diabete, OMS, scelta dei farmaci nel tipo 2, NICE, chetoacidosi, NHS e studio clinico del 2025 sulle cellule produttrici di insulina.