Che cos’è la diastasi dei retti?
È un aumento della distanza tra i due muscoli retti dell’addome, lungo la linea alba, il tessuto connettivo della parete addominale sulla linea mediana. È frequente in relazione alla gravidanza, ma può presentarsi anche in altre situazioni. Frequenza, entità e recupero variano: non tutte le gravidanze seguono lo stesso andamento.
La distanza è soltanto una parte della valutazione
La misura della separazione aiuta a descrivere la diastasi, ma da sola non spiega come una persona si muove o quali sintomi avverte. La valutazione considera anche la funzione del tronco, eventuale dolore, attività quotidiane, precedenti interventi e presenza di un’ernia. In alcuni casi può essere utile un’ecografia.
Un rigonfiamento sulla linea mediana durante uno sforzo può richiamare l’attenzione sulla parete addominale. Non permette però di attribuire automaticamente nausea, gonfiore digestivo, mal di schiena o altri disturbi alla diastasi. Questi sintomi possono avere cause differenti.
Diastasi ed ernia non sono la stessa cosa
Nella diastasi la linea alba è allargata; un’ernia comporta un difetto della parete attraverso cui può sporgere del contenuto addominale. Le due condizioni possono coesistere, ad esempio in corrispondenza dell’ombelico.
Un rigonfiamento che diventa improvvisamente doloroso, duro o non rientra, soprattutto con vomito o dolore addominale importante, richiede valutazione urgente. Non tentare di risolverlo con esercizi o pressioni manuali.
Movimento e riabilitazione
Un percorso di esercizio individuale può concentrarsi su forza, controllo e attività utili nella vita quotidiana. Un fisioterapista può aiutare a scegliere movimenti e carichi in base al periodo dopo il parto, ai sintomi e agli obiettivi. Non esiste un singolo programma dimostrato efficace per tutte le persone né una garanzia di chiusura della separazione.
La progressione non deve essere una corsa a eliminare una misura. Dolore, perdite urinarie o difficoltà durante un esercizio sono motivi per adattarlo e chiedere una valutazione. Anche portare un bambino, alzarsi e svolgere le attività abituali possono essere discussi nel percorso, senza vietare indistintamente tutti i movimenti.
È troppo tardi per iniziare?
Il fatto che siano trascorsi mesi o anni dal parto non esclude un lavoro sulla funzione e sulla forza. La proposta va adattata alla situazione attuale. Il risultato non è uguale per tutti e non deve essere misurato soltanto dall’aspetto dell’addome.
Quando considerare la chirurgia?
In alcune situazioni si può discutere un intervento, valutando sintomi, impatto sulla vita quotidiana, eventuale ernia, risposta al percorso conservativo e preferenze personali. Le preoccupazioni per l’immagine corporea meritano ascolto, senza presumere che la chirurgia sia necessaria.
Tempi, tecnica, rischi e recupero vengono concordati con il chirurgo. Progetti di gravidanza e condizioni dopo il parto fanno parte della valutazione. Non esiste per tutti un obbligo di attendere un numero fisso di anni o di completare esattamente dodici mesi di esercizi prima di chiedere un parere.
Fonti, in inglese: linee guida della European Hernia Society e NHS, cambiamenti del corpo dopo il parto.